stellakeride
Hanno detto che i gatti voterebbero Whiskas. pulsatilla
But ecology will not abandon the footstep field. “Diapers Go Green” was the headline of a Time magazine article a few weeks ago, its subhead “Eco-friendly and cost-conscious parents are returning to cloth to cover their babies’ bottoms.” Natalie Brown, a Maryland mother of three, is quoted saying, “I’m not a huge green fan, but I love that I’m leaving less of a footprint.”
Perhaps Mrs. Brown will one day read to her children the novel of adventurous loneliness by Defoe, or at least this verse from an 1838 Longfellow psalm: “Lives of great men all remind us/We can make our lives sublime,/And, departing, leave behind us/Footprints on the sands of time… .”
William Safire, on the NYTimes
Il popolo di twitter si nutre
Moreover, the benefits are not tangible; they are the disasters that did NOT happen. Kofi Annan, “Facing the Humanitarian Challenge:
Towards a Culture of Prevention”, UNGA, A/54/1
Ciò che è impressionante in questa offensiva lunatica è che tutti quei raduni di alte gerarchie in veste nera e zucchetto cremisi, tutte le perorazioni di agguerriti e spesso mendaci predicatori cosiddetti laici, avvengono tra maschi. A parte qualche sporadica donna (Binetti, Scaraffia, Tamaro, e altre) è soprattutto maschile la piccola folla che vuole decidere su qualcosa che riguarda solo il corpo della donna, il suo cuore, il suo futuro, il suo legame col figlio. Una sofferenza, un senso di impotenza, una paura che gli uomini non conosceranno mai, per cui alla loro spietata etica in difesa astratta di una generica vita, dovrebbe sovrapporsi il rispetto per chi sceglie di non diventare madre, di non volere mettere al mondo un figlio non desiderato o casuale cui non potrà assicurare il necessario amore.
Questi paladini di qualcosa che chiamano vita soprattutto pensando di dare lustro politico alla loro, sanno poco dei tempi, sino a qualche decennio fa, in cui gli uomini erano bravissimi a far di tutto per portare a letto una ragazza, a lasciarla disgustati perché un gentiluomo sposa solo una vergine e, nel caso la sedotta pasticciona rimanesse incinta, a lavarsene le mani, nell’approvazione generale: ‘Non sono stato io!’ era il nobile grido. Mi assicurano che anche oggi, le sventate che non si preoccupano da sole di difesa contraccettiva, se lo sentono dire da quelli che si chiamano sportivamente partners, cui non passa per la testa che anche loro hanno delle responsabilità.
Prima del liberatorio ‘68, c’erano ancora genitori che cacciavano di casa le ragazze madri il cui figlio senza padre diventava il bastardo. Ma in passato, importava a qualcuno il destino di una madre e di un figlio colpevoli di non avere un pater familias? Importa oggi a qualcuno che si inginocchia davanti a una non meglio specificata vita (pur che sia in forma di embrione o feto, perché le migliaia di donne, vecchi e bambini che muoiono orrendamente in Darfur non suscitano il minimo interesse)?.
In tutto questo sterile vociare manca una voce, non quella dei politici o dei teologi o dei medici che infatti dicono la loro, manca quella degli eventuali padri. Le donne alla fine, sono sempre sole, ogni responsabilità di vita è troppo spesso solo loro. Non basta offrire elemosine, come se avere o non avere un figlio fosse solo una questione di soldi. Non basta chiamarle assassine. […]
Un indimenticabile vecchio articolo di Guido Ceronetti, lo scrittore che sosteneva la necessità della legge che liberasse le donne dal marchio di criminali (contro la stirpe poi) cominciava più o meno: “Un’assassina ogni mattina mi rifà il letto, un’assassina mi prepara la colazione, un’assassina…”
Il ritorno del maschio, Natalia Aspesi